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Radio Pirata
Le magnifiche imprese dei bucanieri dell'etere
Storia e istruzioni per l'uso

Londra, radio pirata nella Giungla

“We’re from the street. We know exactly what people want. People talk to us and we can communicate with them.”
Herbie, Mastermind Mixmaster Mainman
Radio Invicta - Londra

Cinquecentosettanta stazioni pirata scovate a Londra dagli agenti del DTI (Department of Trade & Industry, l’ufficio che controlla le radioemissioni nel Regno Unito) nel periodo che va dal 1993 alla fine del 1994. Sessanta stazioni attive ogni giorno che trasmettono jungle & tecno hardcore creando un sottofondo continuo e narcotico nell’etere londinese.

Questi sono i numeri impressionanti dell’attività delle radio illegali a Londra che a partire dalla fine degli anni ottanta hanno iniziato a contrastare il monopolio di Radio BBC One nella musica underground e negli ascolti da parte dei giovani.
Nata subito dopo la chiusura della stazioni pirata off-shore nel 1968, Radio BBC One ha rappresentato la voce ufficiale della musica pop Inglese. A partire dai primi vagiti del Punk e della New Wave i dj di Radio One hanno sempre seguito con constante attenzione tutte le variazioni e i mutamenti della musica inglese. E’ noto in tutto il mondo il mitico radio show di John Peel che ha mandanto in onda le performance live di tutti i più importanti gruppi inglesi a partire dai primi anni settanta (la maggior parte di queste esibizione sono state pubblicate su vinile sotto il nome di John Peel Sessions).

Con l’avvento dei primi suoni digitali dell’house music, alla fine degli anni ottanta il matrimonio tra musica inglese e BBC Radio One ha iniziato a incrinarsi. I ritmi violenti dei primi dischi house, primi fra tutti quelli dei “Bomb The Bass” del Dj Tim Simenon, non si adattavano bene alle trasmissioni ufficiali di Radio One che praticamente iniziarono a ignorare questo movimento musicale. Inoltre i numerosi campionamenti di brani musicali gia pubblicati presenti all’interno dei brani di house music rendevano illegale la loro trasmissione radio a causa dei diritti non versati dai vari produttori. Per la prima volta l’utilizzo di un nuovo strumento musicale, in questo caso il campionatore, rendeva più difficile la diffusione della musica con esso prodotta.

Questi motivi fecero si che l’house music inizio prima a diffondersi nelle discoteche mediante tiratura limitate per i soli dj e poi attraverso piccole stazioni radio pirata installate nei palazzi più alti di Londra. Queste stazioni trasmettevano per poche ore al giorno offrendo house music fatta dal vivo con campionatori e piatti e di solito i dj che trasmettevano erano gli stessi che in studio componevano e incidevano i primi successi house. L’house stessa, nata come furto di vari ritmi rubati e campionati dalla disco anni ‘70 ben si legava con le nuove stazioni pirata londinesi che come le loro antenate degli anni sessante usavano l’etere per trasmettere musica che non trovava spazio nei canali ufficiali della radiofonia di stato. In uno dei primi successi house inglesi, il singolo “Beat Dis” dei Bomb The Bass, una voce recita in continuazione la frase “Keep the frequency clear” riferendosi alla necessità di trovare sempre nuove frequenze libere per le trasmissioni pirata.

Queste nuove stazioni pirata operavano con piccoli trasmettitori fm che gli permettevano di avere una copertura di qualche decina di chilometri, la distanza naturalmente aumenta se le emissioni provengono da una collina o da un palazzo molto alto. Saranno propri i palazzi alti, chiamati in inglese “tower blocks” gli elementi più caratteristici di questo nuovo tipo di bucanieri dell’etere. Dopo aver scoperto che in tutti i grattacieli è presente una porta che permette l’accesso al terrazzo sul piano più alto, e che questa porta deve essere sempre aperta per ragioni di prevenzione incendi il gioco a quel punto era fatto. Piccoli trasmettitori dotati di batterie venivano portati a spalle in cima ai palazzi e per qualche ora il suono veloce dell’house music, e della successiva acid music si diffondevano liberamente per la città di Londra. Il basso numero di emittenti commerciali aiutava enormemente le stazioni pirata che potevano quindi disporre di una alto numero di frequenze libere o utilizzate solo alcune ore al giorno (in Inghilterra sono attive solo 145 radio commerciali contro le 2500 italiane).

La musica intanto si faceva sempre più veloce, dagli 80 bpm dell’house music si era arrivati ai 120 bpm della tecno e un nuovo genere musicale stava per arrivare e monopolizzare l’etere pirata londinese. Stiamo parlando della Jungle, un veloce susseguirsi sincopato di Drum’n’Bass che unisce gli stili della tecno più veloce e del ragamaffin più radicale. A partire dagli anni novanta decine di stazioni si sono dedicate a questo tipo di musica, mixando in diretta ogni genere musicale ritmi creati apposta con le drum-machine. Un tappeto musicale continuo a iniziato a diffondersi per Londra coinvolgendo decine di dj e di appassionati di radio pirata. E’ nato così un nuovo modo di fare radio, non vengono più lanciati messaggi attraverso l’uso della voce ma bensi le trasmissioni consistono di ore ed ore di veloce jungle mixata dal vivo e con aggiunta di basi realizzate con campionatore e computer. Spesso ogni radio fa capo a una etichetta underground che usa la radio per poter diffondere liberamente le proprie novità e dar spazio alle capacità dei propri dj. Le uniche radio pirata che non trasmettono solo musica danno voce a quei piccoli pezzi della società inglese, come la folta comunità gay londinese, che non riescono a comunicare attraverso i mezzi di comunicazione tradizionali.
L’attività repressiva del governo inglese nei confronti di questo movimento di stazioni radio illegali è rappresentata da numerosi raid operati dal DTI mediante dei furgoni provvisti di attrezzatura per radiotriangolazioni per poter localizzare in fretta emissioni pirata e identificare successivamente chi opera la stazione. Queste azioni si susseguono ormai ogni giorno ma non riesco a bloccare l’altissimo numero di stazioni attive che operando spesso ad ore alterne sulla stessa frequenza confondendo così le rilevazioni degli agenti del DTI.

Inoltre una delle limitazioni maggiori dell’operato del DTI consta nel fatto che i suoi agenti non hanno il permesso di arrestare direttamente chi opera le stazioni pirata ma solo di segnalarli alla polizia. Questo fa sì che le piccole stazioni pirata che di fatto non danno fastidio alla BBC o alle altre stazioni commerciali continuino a trasmettere anche dopo un certo numero di intercettazioni.
Solo ultimamente Radio BBC One ha iniziato a dedicare un programma alla musica Jungle arruolando come dj una serie di loschi personaggi provenienti dal mondo delle radio pirata . Il più famoso di questi personaggi è Mc Navigator, uno dei fondatori di Kool Fm una delle stazioni pirata drum’n’bass più famose di Londra.
Questo fatto deve essere analizzato come una ennesimo caso di liberazione dell’etere da parte delle piccole stazioni pirata che dopo anni di attività sotteranea sono riuscite ad imporre sulla radio nazionale un genere musicale ormai famoso in tutto il mondo e che non trovato ancora alcun spazio nei canali ufficiali dei mezzi di comunicazione.

La stessa voglia di comunicare liberamente lega le narcotiche stazioni jungle londinesi con le prime stazioni radio pirata nei mari del Nord che riuscirono anche loro ad imporre con le loro trasmissioni illegali la musica pop di allora.
La trasmissione odierna di ore di jungle assatanata ha lo stesso valore comunicativo dei primi dischi del Rolling Stones trasmessi dai Dj di Radio Caroline, l’Inghilterra è ritornata ad essere esempio per tutto il mondo per la voglia di utilizzare le onde radio in modo completamente libero per poter trasmettere quello che i media ufficiali negano ogni giorno.
Le autorità inglesi hanno tentato ultimamente di arginare il problema delle stazioni pirata con una serie di licenze di trasmissione radio speciali, le cosidette RSL (Restricted Services Licences), che permettono ad una stazione di operare per un certo periodo di tempo definito a bassa potenza. Queste licenze vengono assegnate a stazioni universitarie o a gruppi di appassionati di radiofonia che vogliono per un breve periodo provare l’ebrezza di trasmettere le loro opinioni via etere. Il problema è che le trasmissioni di queste stazioni con licenza “speciale” vengono controllate e spesso sottoposte a censura, posso citare l’esempio di Radio University di Nottingham che è stata richiamata dalle autorità per aver utilizzato la parola “pisciare” all’interno del proprio bollettino meteo.
Questo piccolo esempio ci puo fare ben capire in che mondo vive la radiofonia ufficiale nel Regno Unito e quanto siano forti le motivazioni di chi decide di attivare una stazione pirata.

Ogni giorno in tutto il mondo migliaia di frequenze vengono vendute per essere utilizzate per nuovi servizi commerciali come la telefonia cellulare, ogni giorno la voce di piccole comunità non appare nelle radio e nelle televisioni ufficiali, le stazioni pirata come quelle londinesi rappresentano quindi una delle più avanzate barricate per un libero accesso ai mezzi di comunicazione.

 

 


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