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Stazioni Pirata Off-Shore

off shore

“D’improvviso si aveva la possibilità di dire tutto a tutti, ma, a pensarci bene, non si aveva nulla da dire.”
Bertold Brecht, La radio come mezzo di comunicazione.

2 Agosto 1958: Radio Merkur inizia le sue trasmissioni sulla banda di modulazione di frequenza con una potenza di 20 Kw, il tutto naturalmente senza nessuna autorizzazione. La stazione radio, invece di essere furtivamente sistemata in qualche casa o in collina, si trova su di una vecchia nave da trasporto battente bandiera panamense, La Cheeta I, ancorata nelle acque internazionali davanti a Copenaghen.
Questo evento segna la nascita delle cosidette stazioni pirata off-shore, prime vere voci libere dell’etere europeo.
Nel palinsesto di Radio Merkur “il rock’n’roll la faceva da padrone” e per la prima volta il tranquillo mondo del broadcasting europeo, completamente dominato dalle grandi stazioni nazionali (BBC, Radio France Internationa, Rai) che assolutamente non concedevano spazi alla nuova musica d’ oltreoceano, veniva contaminato da una radio che trasmetteva musica ventiquattro ore su ventiquattro e che viveva solo grazie a proventi pubblicitari.
Dopo pochi giorni il governo laburista danese chiedeva alla autorità panamensi di revocare la registrazione navale della Cheeta I e da Panama arrivava un ultimatum : interruzione completa delle trasmissioni o revoca immediata della registazione navale con seguente possibilità di arrembaggio da parte delle autorità danesi.
I geniali organizzatori di Radio Merkur aggirarono l’ostacolo preoccupandosi di acquistare in breve tempo un altro vecchio battello, la Cheeta II, che risultava ufficialmente di proprietà della Baltic Panama Shipping Co. ed era stato affittato da una ancora più fantomatica società svizzera , la International Merkur Anstalt. Questo rapido intervento strategico permise alla radio di trasmetttere liberamente fino al 12 Giugno 1962 quando il governo danese varò una legge antipirata che mise fuori legge qualsiasi stazione che trasmetteva nelle acque internazionali attorno alla Danimarca.

La legge intendeva punire Radio Merkur anche a causa dell’altissimo fatturato pubblicitario realizzato in pochi anni. Tra gli inserzionisti più famosi infatti figuravano tutte le più importanti ditte americane che, attraverso questo mezzo non autorizzato riuscivano ad avere una grossa breccia nel mercato europeo mantenendo i loro livelli di investimento pubblicitario contenuti. Tra gli inserzionisti più in vista di Radio Merkur figuravano la Ford e l’American Tobacco che portarono in un anno di trasmissioni quasi 450.000 dollari a beneficio dei manager della radio.
Due mesi dopo il varo delle legge antipirata, Radio Merkur ricominciò le trasmissioni che furono nuovamente interrotte, questa volta in modo meno pacifico, dalla polizia danese, che distrusse tutte le apparecchiature e sequestrò la nave. Ulteriori indagini permisero di scoprire che il propietario della nave, un ignoto cittadino guatemalteco di nome L.A. Delboso, non era mai esistito e che la bandiera libanese del battello era fittizia: nessuna registrazione esisteva infatti a carico della Cheeta II e non vi era documentazione relativa a quell’imbarcazione nei registri navali del paese.
Radio Merkur chiudeva definitivamente i battenti ma rimaneva un eccellente esempio nell’ambito delle esperienze di pirataggio radiofonico.
Attraverso questo evento tutta l’Europa era venuta a conoscenza dell’enorme potere comunicativo delle stazioni pirata off-shore dando inizio ad una lunga serie di esperimenti simili.

Pochi mesi dopo la nascita di Radio Merkur, davanti alle coste olandesi iniziava le proprie trasmissioni Radio Veronica che irradiava i suoi segnali da una vecchia nave faro tedesca chiamata Borkum Riff.
Radio Veronica non aveva studi a bordo e i suoi programmi venivano registrati in una località segreta in Olanda e trasportati su nastri a bordo nella Borkum Riff.
Utilizzando un potente trasmettitore in onde medie da 10 kw, questa radio poteva essere ricevuta in tutto il nord Europa portandovi per la prima volta il suono della radiofonia americana e attirando così in pochi giorni milioni di ascoltatori.
Contemporaneamente a Radio Veronica nacque anche Radio Nord che trasmetteva nelle acque internazionali al largo di Stoccolma a bordo del battello Bonjour.
Ancora una volta la situazione legale della nave non era molto chiara: la Bonjour era di proprietà di una società americana registrata nel Liechtenstein, mentre la nave batteva stranamente bandiera nel Nicaragua e l’equipaggio era svedese. Anche Radio Nord utilizzava un grosso trasmettitore da 10 Kw che gli permetteva di trasmettere per un’audience europea.

Vale la pena di descrivere a questo punto, come era possibile allestire una stazione radio a bordo di una nave e quali erano le condizioni di vita dei dj a bordo di questi natanti ancorati in acque internazionali in balia delle onde.
Le navi scelte per la trasformazione in stazioni radio off-shore erano di solito vecchi mercantili o navi faro che potevano offrire un ponte libero per l’allestimento dell’antenna e un sufficente spazio sottocoperta per i trasmettitori e i generatori.
L’antenna veniva posizionata su un albero preesistente, altre volte veniva allestito un nuovo traliccio alto qualche decina di metri. L’altezza dell’antenna rendeva la nave molto più vulnerabile a mareggiate e al forte vento, quindi la zona di mare scelta per le trasmissioni doveva essere il più possibile al riparo oltre che poco visibile. L’attrezzatura radio e gli studi venivano allestiti sottocoperta insieme ad enormi serbatori che contenevano il gasolio per alimentare i generatori di corrente necessari a far funzionare i potenti trasmettitori.
Ogni nave possedeva uno o piu’ tender (piccole navi da pesca o rimorchiatori) che facevano la spola continua con la terra ferma portando gasolio, beni alimentari e naturalmente i dischi nuovi e la corrispondenza che gli ascoltati spedivano alla stazione pirata.
La vita a bordo non era di sicuro delle migliori, il rumore dei generatori di corrente e dei trasmettitori rendeva gli studi di trasmissione, di solito ben insonorizzati, l’unica zona vivibile della nave e il clima non mite del Mare del Nord non permetteva lunghe soste fuoricoperta. Nonostante queste condizioni di vita critiche, tantissimi sono stati i dj che hanno lavorato nelle prime stazioni pirata, sicuri di lasciare un segno indelebile nella storia della radiofonia europea.
Per avere un chiaro quadro della situazione occorre analizzare inoltre il rapporto tra le radio pirata dei primi anni sessanta e i loro legami con le grandi multinazionali americane che operavano nel campo musicale e radiofonico.
Gli imprenditori americani si erano resi conto in breve tempo che in questo campo le norme della legislazione internazionale erano così deboli e così contradditorie da rendere quasi inutile la loro osservanza.
Il successo delle prime stazioni, unito alla spinta di deregulation di quel periodo, aveva incentivato gli americani a finanziare ogni nuova iniziativa analoga, riuscendo ogni volta ad avere spazi pubblicitari che da anni venivano negati dai grandi broadcaster europei.
Il grande monopolio statale dell’etere europeo veniva per la prima volta messo in discussione da una decina di stazioni illegali, milioni di ascoltatori abbandonavano i programmi nazionali scegliendo la musica e la pubblicità proveniente dagli Stati Uniti.
L’esperienza di Radio Veronica e di Radio Merkur era ormai stata acquisita da tutti, era venuto il momento di conquistare il paese con il più rigido monopolio radiofonico d’europa che venne realizzato dall’Inghilterra e dalla sua mitica British Broadcasting Company.


Il 27 Marzo del 1964 sui 199 metri in onde medie Simon Dee, primo bucaniere dell’etere inglese, annunciava : “This is Radio Caroline on 199, your all day music station”.
Le trasmissioni provenivano dal ex battello Frederica, prontamente rinominato Caroline I ancorato davanti alla costa dell’Essex, aquistato dal manager delle stazione Ronan O’ Rahilly con capitali di provenienza irlandese, svizzera ed inglese.
Il 9 maggio, dopo pochi giorni dalla prima trasmissione di Radio Caroline, dall’altra parte della costa inglese iniziavano le trasmissioni Radio Atlanta, a bordo della motonave Mi Amigo, sulla stessa frequenza di Radio Caroline.
La stazione era finanziata da J.Dalaney, un miliardario americano, il cui manager era A.Crawford, ex direttore generale della Southern Music, la più grande casa editrice musicale del mondo. E’ intessante notare come Radio Atlanta iniziasse le sue trasmissione alle ore 18.00 sulle stessa frequenza di Radio Caroline approfittando del fatto che le trasmissioni di quest’ultima a quell’ora finivano. In questo modo sui 199 metri si potevano ascoltare ben ventiquattro ore di trasmissioni in diretta realizzate dai dj di Altlanta e Caroline.
Le due stazioni in pochi giorni avevano sconvolto la tranquilla Inghilterra al punto che Radio Caroline, con circa cinque milioni di ascoltatori stimati, avrebbe ricevuto, nei suoi primi dieci giorni di trasmissione, ventimila lettere di fans inviate nei suoi uffici di Londra.
Per gestire ancora meglio il bacino di ascolto e quindi la raccolta pubblicitaria, le due stazioni pirata si unirono sotto il nome di Radio Caroline Sud e Radio Caroline North raggiungendo dopo tre settimane di attività ben sette milioni di ascoltatori.

Il 27 Maggio dello stesso anno iniziava le trasmissioni Radio Sutch che trasmetteva questa volta da un forte abbandonato nelle acque dell’estuario del Tamigi.
Questi forti erano stati costruiti durante la seconda guerra mondiale per prevenire un attacco dal mare: l’estuario del Tamigi, per la sua conformazione, permetteva di raggiungere comodamente Londra via mare e in caso di conflitto rappresentava una via da dover controllare e militarizzare.
In tutto furono costruiti ben otto forti che dopo la fine del conflitto mondiale furono completamente abbandonati. I forti erano costituiti da una torre centrale abitabile e da una serie di torri di guardia, disposte a raggiera, collegate mediante passerelle volanti.
Radio Sutch aveva occupato abusivamente uno di questi forti situato vicino a Shivering Sands riuscendo ad installare in maniera indisturbata antenne e trasmettitori a causa di un problema di competenze tra il Dipartimento dell’Esercito e la Guardia Costiera.
In poco tempo l’attività delle tre stazioni pirata attive nelle acque inglesi fu propagandata da tutti i mezzi di comunicazione europei e dal punto di vista governativo iniziarono le prime caute analisi su come si sarebbe potuto riportare in un clima di legalità l’etere inglese.
I primi a lamentarsi dell’enorme successo delle stazioni off-shore furono i direttori della Phonografic Performances, l’autorità inglese che tutela di diritti di autore, poichè nessuna delle stazioni attive pagava le quote relative alle migliaia di dischi che venivano trasmessi ogni giorno.
Anche il Governo Belga protestò formalmente alla camera Inglese a causa di disturbi provocati da Radio Caroline North ai programmi di Radio Bruxelles provocando un malinteso a livello intenazionale.
Le stesse agenzie pubblicitarie inglesi, servendosi di prestanomi francesi ed olandesi, iniziarono a comprare spazi pubblicitari all’interno dei palinsesti delle stazioni pirata convinti della sicura durata delle loro emissioni e formarlmente convinti del crollo degli ascolti della radio pubblica.

Il 1 Aprile il Post Office inglese chiese ufficialmente all’organo internazionale per il controllo delle radioemissioni, l’ITU di Ginevra, di sospendere l’attività delle tre stazioni pirata attive. L’ITU rispose chiaramente che non poteva fare nulla di pratico a causa dei vari cavilli legali relativi alle proprietà di ogni singola stazione off-shore e che ogni paese avrebbe dovuto emettere un legge apposita per vietare le emissioni radiofoniche all’interno delle acque territoriali confinanti.
Mentre nasceva un intenso dibattito politico teso a difendere o a interrompere l’attività delle stazioni pirata, altri due segnali illegali fecero la propria comparsa nell’etere inglese.
Radio Invicta iniziò le trasmissioni da un altro forte abbandonato denominato Red Sands Fort e Radio London installò i suoi studi a bordo di un ex-dragamine americano il “Galaxy”, registrato in Honduras, posizionato sulle coste al largo dell’estuario del Tamigi.
Il Galaxy era la più grossa nave mai utilizzata da una stazione radio, pesante 780 tonnellate. Aveva bisogno di ben ventidue uomini di equipaggio in navigazione e sottocoperta disponeva di quattro studi per poter trasmettere in diretta su quattro frequenze diverse o registrare dei programmi in differita su bobina.
Radio London, denominata presto “The Big L” riuscì in breve tempo a diventare la stazione radio più ascoltata nella capitale inglese, annullando in poche settimane il predominio della BBC sulle onde medie londinesi.
In questo periodo, siamo alla fine del 1964, il movimento delle radio pirata inizia a allargarsi a dismisura nel vano tentativo di imporre la legalizzazione della radiofonia commerciale in Europa. Viene costituita anche l’associazione Local Radio Association che chiede al Post Office a nome dei suoi oltre centrotrenta soci, frequenze e concessioni per la radiofonia privata e commerciale.
I mari inglesi continuano comunque ad essere il vero fulcro di questa rivoluzione dell’etere e ogni giorno si può ascoltare una stazione nuova con segnali che spesso durano anche solo poche ore e che cambiano di continuo frequenza.
Nei primi giorni del 1965 nascevano Radio Red Rose nel Mar D’Irlanda, Radio Shannon e Radio Lambay al largo delle coste irlandese, Radio North Sea e Radio Essex davanti all’estuario del Tamigi.
I grossi capitali stanziati per l’apertura di ogni stazione spesso non permisero la buona riuscita dell’investimento e quindi alcune stazioni iniziano ad avere problemi economici e furono velocemente comprate da nuovi investitori. E’ il caso di Radio Sutch che fallisce e venne comprata da un nuovo finanzionatore che ne cambiò il nome in Radio City; stessa sorte per Radio Invicta che dopo qualche mese diventò Radio King.
Nello stesso periodo iniziò anche il tributo di quasi tutti i gruppi musicali attivi alle stazioni pirata, che per prime trasmettevano la loro musica incuranti di testi talvolta molto espliciti o di vari problemi legali con le case discografiche. Ogni giorno venivano realizzate interviste o addiritura concerti a bordo delle stazioni pirate e a tutt’oggi sono disponibili i dischi bootleg delle collaborazioni piu’ storiche tra cui un intervista ai Beatles da parte dei Dj di Radio Caroline e l’apparizione dei Beach Boys a Radio London.
Il lungo silenzio governativo permise il moltiplicarsi di stazioni pirata in tutto il mare d’Inghilterra e la radiofonia pubblica si trovò presto senza ascoltatori e con la maggior parte dei investitori pubblicitari ormai convertiti alle stazioni commerciali. Si pensò addirittura che il silenzio da parte del governo fosse un segnale positivo per una possibile legalizzazione delle stazioni pirata.
A tutt’oggi si può capire che la cautela con cui i parlamentari inglesi trattarono il problema fu dettata dalle possibili elezioni che alla fine del 1965 sembravano imminenti.
Trascorsa l’estate del 1965 appaiono tre nuove stazioni : Radio Scotland, Radio 270 e Radio Mayflower.
Dal punto di vista politico vari sono i disegni di legge che vennero proposti per una legalizzazione del movimento delle radio pirata ma una decisa posizione nazionalista da parte dei laburisti, che intanto vinsero le elezioni del marzo 1966, mise a tacere ogni possibilità di ritorno alla legalità dell’etere britannico.

Se dal punto di vista governativo il dibattito stava decisamente languendo, il movimento delle radio pirata vede il 1966 come un ulteriore anno di espansione.
In pochi mesi naquero ben sei stazioni nuove : Radio Tower che trasmetteva all’ennesimo forte marino occupato dei dintorni di Sunk-Head, Radio Channel, Radio Caesar, Radio Jim, Radio Dynavision, Radio Britain e Radio England sistemate in acque internazionali attorno alle coste inglesi. Queste due ultime stazioni, Radio Briatain e Radio England erano installate sulle stessa nave, un vecchio battello chiamato Olga Patricia subito rinominato Laissez Faire, e nonostante la loro denominazione anglosassone erano in realtà due stazioni radio americane importate nelle acque inglesi. Per la prima volta sullo stesso battello erano state installate due antenne e due trasmettitori da 55 Kw costruiti apposta a Dallas, Texas. Le due stazioni causarono interferenze in tutta Europa: Radio Zagabria e la stazione Roma 2 della Rai furono disturbate a tal punto che l’Italia e la Jugoslavia si appellarono alla European Broadcasting Union (EBU) , ente di tutela delle radiotrasmissioni europee, che comunque non riusci a far nulla in loro difesa. Al contrario nel mare inglese le stazioni più famose, come Radio London e Radio 390 attivarono delle stazioni gemelle nel nord del paese in modo da riuscire ad avere una platea di ascolto nazionale compromettendo ogni giorni di più la radiofonia di stato. L’espandersi delle stazioni a livello nazionale e le decine di disturbi radiofonici ricevuti in tutta Europa furono il pretesto per un un cambio ai vertici del Post Office. Il nuovo Postmaster General (colui che aveva il controllo diretto dell’etere britannico) E.Waston, un vecchio laburista dalle idee chiare, annunciò subito una linea dura a proposito delle stazioni pirata da attuarsi attraverso un legge speciale direttamente ispirata a quelle già emesse dalla Danimarca e dall’Olanda.
Il 27 luglio 1996 venne letta in parlamento la bozza della legge presentata sotto il titolo Marine Broadcasting Offences Bill e subito si capì che le radio pirata avrebbero avuto vita breve. La legge vietava ogni tipo di trasmissione radio pubblica nei mari attorno l’Inghilterra, rendeva punibile chiunque fosse stato in contatto con una stazione pirata, mettendo così a repentaglio le posizioni legali di ogni dj, ogni marittimo a bordo di navi off-shore e chiunque aiutasse in qualsiasi modo, a terra o in mare, le trasmissioni commerciali.
Gli unici che non venivano incrimintati, fortunatamente, erano gli ascoltatori liberi di scegliere la radiofonia pubblica o privata.
Poche ore dopo la lettura della bozza della legge tutte le stazioni pirata iniziarono una campagna durissima contro il parlamento e il Post Office e in pochi giorni tutti gli uffici statali furono sepolti da migliaia di lettere di protesta di ascoltatori preoccupati di perdere la loro voce radiofonica preferita. Il Governo per bloccare in parte le reazione popolari annunciò il 20 Dicembre la conversione di una delle reti radiofoniche nazionali alla diffusione esclusiva di pop music. La notizia non placò gli animi degli ascoltatori e dei vari dj delle radio pirata che si sentivano traditi dalla legge antipirata. Le parole più in voga erano “libertà di parola, libertà d’impresa, libertà di scelta” che meglio rappresentavano le richieste delle decine di stazioni commerciali pirata attive nel paese. Radio Caroline fu di sicuro la più attiva in questo movimento attuando ogni giorno una dura campagna ideologia contro i laburisti.
Il 30 Giugno 1967 il parlamento approvò definitivamente il Marine Broadcasting Offences Act che entrò in vigore il 15 Agosto successivo.
Prima di quella data la maggior parte delle stazioni pirata interruppe per sempre le loro trasmissioni temendo un azione violenta da parte delle autorità inglesi. L’unica stazione che il 16 Agosto ancora trasmetteva era Radio Caroline, la sua voce avrebbe occupato l’etere inglese ancora per molti anni conquistandosi un posto di prestigio nella storia del pirataggio radiofonico. La sua storia e i particolari della lotta che ha condotto sono illustrati nel capitolo “Radio Caroline , trentanni di libere trasmissioni”.
Successivamente quasi tutti i paesi europei adottarono delle leggi simili a quella inglese per mettersi al riparo da un invasione di stazioni radio pirata che abbandonata l’Inghilterra erano alla ricerca di nuovi territori da colonizzare. Una delle ultime stazioni attive fu Radio Northsea International collocata sulla nave da trasporto Mebo II che vagò in giro per le acque internazionali tra l’Inghilterra e l’Olanda trasmettendo in modo alterno dagli inizi del 1970 fino al 1974 quando un furioso attacco delle polizia olandese sequestrò la nave e distrusse tutte le apparecchiature di trasmissione. Purtroppo la maggior parte delle stazioni sparì nel nulla lasciandosi dietro un alone di nostalgici ricordi di mitici dj che sfidavano le onde più alte per poter trasmettere in completa libertà al riparo da leggi e da vecchie convenzioni radiofoniche.
Il Governo inglese alcuni mesi dopo la messa al bando delle stazioni pirata inaugurò BBC Radio One la prima stazione statale completamente dedicata alla musica pop e prevedibilmente la maggior parte dei dj che vi trasmetteveno, primo di tutti il mitico John Peel , una delle più autorevoli voci dell’etere britannico, provenivano da stazioni pirata che ormai erano ritornate ad essere navi da trasporto o vecchi forti abbandonati alla ruggine.

Le stazioni off-shore sono ancora attive nel mondo in quei paesi dove la legislazione presenta ancora delle lacune riguardanti le trasmissioni in acque territoriali. Per vent’anni , dal 1973 all’Ottobre 1983 la stazione The Voice of Peace ha trasmesso nelle acque territoriali davanti ad Israele raggiungendo oltre trenta milioni di ascoltatori del Medio Oriente. La stazione si poneva l’obiettivo di aiutare il processo di pace di quei paesi ed inizio le sue trasmissioni il 26 Maggio 1973 in lingua Inglese , Araba e Ebraica. Come jingle veniva utilizzata la canzone “Give Peace a Chance” di John e Yoko Lennon. La stazione smise le trasmissioni dal mare nel 1983 dopo avere ricevuto una concessione per poter trasmettere liberamente da terra in Israele. La nave è tutt’ora ancora a Tel Aviv ed e stata trasformata in un museo per la pace tra i popoli. Durante l’inizio del conflitto nei balcani la nave Droit de Parole ospitò i trasmettitori di Radio Brod , un’emittente finanziata dalla Comunità Europea per trasmettere notiziari multiligua e messaggi di pace alle popolazioni in conflitto. La stazione, ancorata nelle acque internazionali del mar Adriatico, ha trasmesso per un breve periodo dall’Aprile all’Ottobre del 1993 poichè il complicarsi del conflitto e la successiva militarizzazione delle acque dove era ancorata non suggerivano altra soluzione.
Le uniche stazioni radio off-shore tutt’ora attive (Agosto 1996) si possono trovare nella zona di mare davanti ad Israele. Circa una decina di stazioni trasmettono liberamente, pur all’interno delle leggi israeliane sulla radiofonia ma preferiscono il mare aperto rispetto alla terra ferma poichè in questo modo riesco a raggiungere con i loro segnali anche le colonie ebraiche della zona di Gaza o territori con presenza palestinese. Queste stazioni appartengono di solito ad organizzazioni religiose ebraiche che hanno i capitali per poter finanziare le trasmissioni e possono veicolare in questo modo i loro messaggi per la difesa dei coloni ebraici e per la messa al bando dei territori palestinesi.
La maggior parte di queste stazioni viene assemblata negli Stati Uniti in modo da raggiungere poi le acque israeliane con potenti trasmettitori in fm che gli consentono di essere ricevute in quasi tutto il medio oriente.
Il futuro delle stazioni off-shore in un mondo ormai completamente cablato e con centinaio di satelliti in orbita è purtroppo quello di scomparire per sempre. Risulta chiaro l’enorme segno lasciato dalla stazioni pirata inglesi degli anni sessanta nel modo di fare radio in Europa. Dobbiamo essere per sempre grati a quei pazzi dj sottocoperta per averci fatto capire che l’unico modo di migliorare una radio che non ci piace è aprirne una noi e metterci a trasmettere. Non importa se lo facciamo da una nave o nascosti nelle nostre camere, l’importante è lanciare sempre nuovi segnali liberi nell’etere.


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