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Essere radioamatori nel 2012: riflessioni intorno al nostro hobby

Le riflessioni che sto per condividere in questo articolo nascono dopo la lettura di una notizia che arriva dagli Stati Uniti: nel 2011 si è raggiunto l’impressionante numero di 700mila licenze radioamatoriali rilasciate dall’Fcc (Federal Communications Commission, l’ente federale delle telecomunicazioni) grazie ad un aumento delle richieste che nessuno avrebbe mai potuto prevedere in questo momento storico. Sono anni che il nostro hobby di usare la radio per comunicare viene dato per spacciato e sembra sempre dietro l’angolo il momento in cui accendendo la radio non ci sarà più nessuno che risponderà ai nostri Cq. Guardando invece i numeri andiamo a scoprire qualcosa di decisamente diverso. Abbiamo già scoperto che in America i radioamatori continuano a crescere e la stessa cosa avviene in Europa anche se con numeri decisamente meno impressionanti. Un altro dato interessante è il continuo aumento della partecipazione e dell’invio dei log dei principali contest internazionali segno evidente che altro ad aumentare le licenze aumenta anche l’attività “on the air”.

Usando le onde corte la sensazione è che l’attività radio sia più viva che mai e in questi ultimi giorni di Ottobre 2011 con una ritrovata propagazione sui 10 metri si potevano sentire voci da tutto il pianeta distribuite in pochi khz di banda. Il punto principale su cui riflettere è quello relativo a che cosa e come è diventato essere radioamatori in questi anni di tecnologie “wireless” così perfezionate ed a costi così bassi. La necessità di comunicare a distanza attraverso le nostre care onde corte non è più la principale attrattiva di chi si avvicina a questa attività. A parte alcune categorie molto specifiche come i navigatori solitari o le missioni nei paesi del terzo mondo la possibilità di comunicare facilmente a livello globale viene ormai offerta naturalmente da Internet ma anche da sistemi satellitari sempre più economici e con terminali grandi quanto un cellulare. Cosa cerca quindi chi si avvicina al mondo dei radioamatori e perché continuiamo ad usare antenne filari e tasti telegrafici per connetterci con chi magari è nostro amico su Facebook o potremmo chiamarlo via facilmente usando il cellulare o anche Skype ??

Qui entriamo nel campo della “passione” che secondo chi scrive è diventato il “driver” o il motivo principale di questo nostro hobby della radiocomunicazione. Essere radioamatori del 2012 significa essere un appassionato di comunicazione via radio e quindi avere le conoscente tecniche e linguistiche per poter comunicare con tutto il mondo attraverso le nostre stazioni. Non è un salto nel passato ma una precisa scelta tecnologia di voler usare dei sistemi “sicuri e affidabili” per poter comunicare e poter condividere la nostra passione con chi si ritrova dall’altra parte del microfono o del tasto. Spesso su riviste e blog viene messa in discussione la nostra ormai evidente “arretratezza tecnologica” nei confronti dei sistemi di comunicazione digitali che ormai anche i bambini sanno usare. Su questo punto la riflessione diventa più complessa ma nello stesso tempo interessante: se da un lato è vero che noi continuiamo ad usare le onde corte prevalentemente in fonia e/o in cw c’è anche chi sperimenta modi digitali avanzati per il trasferimento di dati a lunga distanza o chi offre la sua competenza nel mondo delle microonde per realizzare collegamenti “estremi” in modalità wi-fi portando apparati e antenne ben oltre le specifiche per cui erano stati progettati. In quest’ultimo esempio risiede una delle caratteristiche del radioamatore, non fermarsi alla scatola o alle specifiche ma riuscire a richiedere il massimo e anzi spesso oltrepassare i limiti imposti da una tecnologia o uno standard. Questo avviene spesso sia nel campo “digitale” sia in quello più analogico dove usando fili e magari delle semplici canne da pesca si realizzano antenne che ci permettono di operare con ottimi risultati in onde corte.

Le nostre stazioni radio sono cambiate molto negli ultimi dieci anni: la tecnologia sdr (software defined radio) è disponibile anche per chi poi trasmette e riceve semplici segnali telegrafici in hf e decine sono le applicazioni che collegano le nostre radio con Internet realizzando dei veri e propri esempi di applicazioni “ibrida” del nostro hobby. La possibilità di usare il saldatore per realizzare kit è ancora disponibile ma anche in questo caso la crescita tecnologia è rimarcare: con poche decine di euro oggi possiamo costruire ricevitori Sdr come il Softrock che ci permettono performance e strumenti di ricezione nelle nostre bande neanche immaginabili una decina di anni fa. Insomma la tecnologia è cambiata anche per noi, forse non velocemente come quella commerciale ma nuovi strumenti ci sono e sono alla portata di tutti. Quello che non sta cambiando e anzi sembra aumentare è la nostra voglia di usare la radio per comunicare e per restare in contatti con chi come noi è rimasto così affascinato dall’invenzione di Marconi. E’ questa la magia del radioamatore, il suo rapporto unico con la radio e la voglia di spingere sempre l’asticella verso l’alto per cercare un miglior collegamento o un numero maggiore di paesi contattati usando la propria stazione. E’ questa magia che ci permette poi di essere “utili” quando i sistemi di comunicazione attuali iniziano a non funzionare e così nelle situazioni di emergenza sono i radioamatori che nelle prime ore e nelle prime giornate di intervento garantisco le comunicazioni primarie. Forse perché è proprio questo il punto, per noi radioamatori la comunicazione via etere è “primaria” e quindi non ci accontentiamo di avere un telefono in tasca che ci permette di connettersi ad internet ovunque ma vogliamo avere la possibilità di usare le nostre antenne e le nostre radio per inviare i nostri segnali a chi ha lo stesso “virus”. Oggi in questo mondo sempre connesso diventa sempre più difficile spiegare la nostra passione a chi ci chiede sempre più spesso “ma a che cosa ti servono tutte le radio e le antenne adesso che c’e’ internet ?”. La risposta a questa domanda deve essere chiara e semplice: io sono un appassionato di radio e con la mia stazione posso raggiungere altri appassionati come me senza utilizzare né servizi né sistemi a pagamenti, io sono indipendente perché so come usare gli strumenti della radiocomunicazione.

A supporto di questi miei pensieri è uscito in questi giorni un lungo articolo di Doug Grant K1DG dal titolo “Ham radio in the 21st century” pubblicato sulla rivista professionale americana “EeTimes e Electronics Design News” che prova a fare il punto tecnologico del nostro hobby. Nell’articolo la tesi di fondo è che nonostante le grandi possibilità di comunicazione globale che ci vengono offerte ogni momento l’hobby del radioamatori continua ad essere un modo affascinante e unico per esplorare il mondo dell’elettronica. Nella sua riflessione viene dato ampio spazio alle nuove tecnologie che noi radioamatori usiamo per comunicare come le radio Sdr o anche i protocolli digitali “estremi” che ha sviluppato K1JT Joe Taylor (vincitore del Nobel per l’astrofisica..) per la comunicazione via luna utilizzando bassissime potenze o il recente record di distanza sulla banda dei 5.7 e 10 GHz di oltre 2700 km messo a segno da un team franco-svizzero. E’ la giusta miscela di Innovazione e tradizione è quindi il valore principale del nostro hobby che continua ad attrarre nuove persone e nello stesso tempo non perde di fascino di fianco a tecnologie come Internet o la telefonia cellulare. Per continuare ad esistere però non dobbiamo dimenticare quelle che sono secondo me le due principali attività da seguire: la prima è la continua diffusione del nostro hobby nelle scuole e nei giovani e la seconda è la lotta per preservare le nostre bande e le nostre frequenze che rimangono per noi il valore assoluto per comunicare e usare le nostre radio.

L’articolo di Doug Grant K1DG è disponibile qui:

http://www.edn.com/article/519742-Ham_radio_in_the_21st_century.php